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Mazurka

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“Mazurka” è un termine di origine polacca, anche se non è chiara l’etimologia, potrebbe derivare da Masovia o Masuria, nomi di due regioni polacche, da Mazurek, villaggio nei pressi di Varsavia, o da Mazur, il contadino polacco.

Nata in Polonia come danza popolare (alcune fonti ne farebbero risalire l’origine al XVI secolo), si è diffusa nei ceti medi in Europa dal 1700; la sua ulteriore diffusione dall’800 è stata favorita dalla riscrittura “colta” (Chopin, Tchaikovsky, Borodin, Debussy, Ravel…) .

Anche questa è una Mazurka

In Italia la Mazurka cominciò a diffondersi nella seconda metà dell’800, in particolare nelle regioni settentrionali diventando il ballo della gente, di tutte le feste e le occasioni allegre.

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Devo dire che non era uno dei quesiti esistenziali della mia vita, ma ho scoperto che il suo nome deriva dal modo in cui i ballerini strisciano i piedi, scivolando per terra.

da lì, Ballo liscio!

Qui  a Genova non è che ci sia quella gran tradizione di ballo liscio, anche se è stato “recuperato” in questi ultimi anni.

Nella bella stagione non c’è problema, ogni sagra che si rispetti  propone la sua serata di liscio, ma con la fine dell’estate, la questione si complica: i locali non abbondano e spesso bisogna andare fuori città per trovare una sala da ballo che meriti.

Già, perchè c’è locale e locale:

dall’angusto circolo dove la sala è poco più grande del proprio tinello, al dancing nel quale sono i clienti che lasciano a desiderare: “lumaconi” dallo sguardo assassino appoggiati alle pareti (avrebbero anche la sigara penzolante dal labbro, ma non si può più, mannaggia, l’hanno vietata!) in attesa  di eventuali “prede” , squadrano le signore con sguardo lubrìco, tanto che diventa imbarazzante persino raggiungere il bagno se non si  è accompagnate dal  ” legittimo”.

Scene da anni ’50?

Un po’!!

C’è sicuramente un lato divertente in questi “universi paralleli”, ma se l’obiettivo è ballare, ci vuole il locale giusto e, in questi anni, ci si è fatti una discreta esperienza, anche a prezzo di passare qualche serata nel locale “sbagliato”.

Ma come si dice: chi non risica…

vedi anche

“ballando ballando”

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Quarto anno di scuola di ballo…mai avrei pensato  di appassionarmi così ad una attività così “antica”. Mi si accapponava la pelle quando ascoltavo la musica (per non parlare delle parole..) delle orchestrine che nelle sagre di paese animavano la festa; poi… non so: ci è sembrata una buona idea provare a cimentarci in questa esperienza, tanto per non fare in eterno “quelli che guardano”.

E adesso abbiamo saltato il fosso. Siamo noi ora oggetto di occhiate, e chissà, sicuramente di commenti ironici da parte di chi guarda…certo siamo tutti un po’ buffi: con il boom che hanno avuto le scuole di liscio in questi ultimi tempi, sembriamo tutti soldatini; tutti gli stessi passi ripetuti, simili variazioni, chi un po’ meglio  chi un po’ peggio…

E di solito, scoppiano discussioni:

-Ma accidenti, l’abbiamo fatto la lezione scorsa, possibile che dimentichi tutto?-

-e ma che cavolo! Io ci vengo per divertirmi, se è per farmi del sangue marcio, lasciamo perdere!-

E, giuro, sono arrivata a vedere una mia  compagna di corso rifilare un calcione ben dato agli stinchi  del marito che non aveva  ricordato  l’ultima sequenza!

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