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I Pirati

nave

si   sol          mi          sol     la       do+   si  sol

I pirati ballano sul ponte delle navi

.

si      sol       mi       sol        la          do+     si       sol

e le casse scassano se mancano le chiavi.

.

RIT:

.

si                 re+        do+

Gira gira per il mar

.

la                           do+      si

corri e non fermarti mai

.

sol                          si             do+

sempre all’erta notte e di’

do+        la     sol

pirata sei cosi’.

.

Se una nave avvistano son pronti all’arrembaggio
che mestiere facile e’ fare il pirataggio.

Rit.

I barili vuotano bevendo a piu’ non posso,
quando si ubriacano finiscono nel fosso.

Rit.

ss1Vedi anche

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Materiale di recupero e di scarto (stoffa, spugna, sughero, plexiglass, carta da parati, ecc.), pannelli di legno, colla, forbici, un po’ di fantasia…






E la sabbia diventa strada di campagna, di semi le bordure; le aiuole e i campi sono pezzi di moquette, i grattacieli ritagli di tappezzeria, l’asfalto carta vetrata.

Il risultato è un pannello tattile: fissato alla parete del corridoio dell’asilo diventa un centro didattico ‘fai da te’ molto apprezzato…

.

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Questa canzoncina piace molto ai  bimbi del nostro asilo: ci è stata insegnata da una mamma dell’Ecuador ed è entrata a far fa parte del nostro “repertorio” storico…

.

Los patitos

DO   DO     DO     MI SOL SOL

Todos los patitos

SOL   LA     SI   LA   SOL

se van a nadar (2 volte)

SOL       FA          SOL FA MI FA

y el más pequeñito

MI       RE MI             RE DO

no quiere marchar.

Su mamà enojada
le quiso pegar (due volte)
y el pobre patito
se puso a llorar(due volte)

DO      DO       DO      MI       SOL     SOL

Qua qua qua qua qua qua

SOL     LA        LA      LA       SOL

qua qua qua qua qua

FA      SOL         FA        MI      FA        MI       RE       MI       RE      DO

qua qua qua qua qua qua qua qua qua qua

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Nuovo tipo di inserimento, da due anni circa a questa parte.


Una settimana intera insieme al nido, genitori e bambini, per tutto il giorno. Settimana successiva, il genitore arriva, lo saluta e va via.

E funziona.

Come educatrici conoscevamo una modalità di un certo tipo per abituare i bambini  al contesto e alle persone nuove, e come spesso accade nei confronti delle sperimentazioni, eravamo titubanti. Sono piccoli, hanno bisogno dei loro tempi.


In precedenza il periodo di inserimento prevedeva un lasso di tempo di quindici giorni, un bambino per volta: l’educatrice affiancava lui e il genitore per il tempo che trascorrevano all’asilo. Il tempo di permanenza andava crescendo  durante la prima settimana fino alla giornata completa; in questo periodo il genitore era però meno presente: si cercava di creare momenti di distacco, il piccolo iniziava a mangiare seguito dalla  sola maestra ed il genitore aspettava fuori dalla classe. Lo stesso per il sonno.

Con la nuova procedura vengono inseriti gruppi di alcuni bambini nello stesso periodo: il genitore si occupa del proprio figlio per i primi giorni di permanenza, e rimane con lui tutto il tempo senza allontanarsi: pappa, sonno, gioco, cambio, nei primi giorni sono effettuati come a casa, da chi segue normalmente il bambino. In questo modo l’ambientazione è meno traumatica: il piccolo è sì in un ambiente sconosciuto e con persone estranee, ma è tranquillizzato dalla presenza del “proprio” adulto al quale può ricorrere quando ne senta il desiderio.

Nel frattempo le educatrici osservano le dinamiche di rapporto tra genitore e bimbo per potere in seguito interagire al meglio; dalla metà della settimana l’assistente inizia ad alternarsi al genitore nella cura del bambino perchè il piccolo riesca ad affidarsi, nei giorni successivi, a questa figura di riferimento.

I genitori posono confrontarsi con gli altri che contemporaneamente a loro inseriscono i propri figli e si crea una situazione distesa e amichevole.

Passare un certo  tempo nel luogo dove resteranno poi senza di loro, verificare come si svolgerà l’intera giornata del bimbo, è il sistema migliore per fugare qualsiasi eventuale preplessità o riserva, stati d’animo comprensibili in un genitore che debba affidare a terzi il proprio piccolo.

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asilo nido

Sono un’educatrice. In un asilo nido. Un tempo ero un’assistente, ma assistere i bambini faceva brutto, così, nonostante il mio lavoro sia sostanzialmente immutato, abbiamo iniziato a definirci “educatrici”.

Non cambia mica niente. Se ami il tuo lavoro e ti ci diverti ancora un sacco dopo ventidue anni di onorata carriera, che tu sia assistente o educatrice, non cambia niente.

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