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Posts Tagged ‘recupero’

Mi è venuto in mente di costruire un grazioso villaggio usando i rotoli vuoti di carta igienica, carta da cucina & c.

Servono:

  • rotoli di cartoncino

  • cartoncino bristol

  • carta da regalo riciclabile

  • cutter

  • colla

  • fantasia...

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In quella miniera di cose curiose che è la vecchia casa di campagna dei miei nonni (vedi “mia nonna e l’amore per le cose”) ho trovato in un logoro baule una quantità di spartiti musicali e libretti d’Opera.

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Mia madre racconta che durante la guerra la sua famiglia era sfollata lì, ospite dei nonni, perchè si era valutato che Graglia fosse  un po’ più sicura della grande città.

Durante quel periodo la mia bisnonna, nonna Teresina, che amava molto la lirica, aveva la consuetudine di raccogliere dopo cena i nipoti davanti alla radio a valvole, e, con il libretto in mano, seguire le trasmissioni radiofoniche che trasmettevano l’Opera.

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Doveva essere stata sua mamma (la trisnonna Clotilde!) ad averle trasmesso questa passione: frugando in quel forziere ho trovato un “inno patriottico” i cui versi si dovevano proprio alla mia trisavola.

Bene, alcuni di quegli spartiti li ho incorniciati ed esposti. Non ho fatto nessun tipo di restauro: il loro valore sta nell’azione del tempo e dei topi…

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La vecchia casa di campagna  dei miei bisnonni a Graglia, nel biellese, risale al ‘700. Non è una cascina, è una casa di paese, costruita con criteri ‘urbani’. Muri spessi, camini poco sontuosi ma adatti a far caldo, piccole finestre per non disperdere il calore in inverno e mantenere il fresco in estate. In origine, entrando si trovava la cucina, con un grande camino ed un lavandino di pietra.

Ricordo ancora la mia bisnonna, una vecchina delle favole, con la crocchia bianca e lo scialletto sulle spalle, che cucinava la minestra in quella cucina, con l’unico apporto di modernità di una stufa economica, quelle con gli anelli di ghisa che si toglievano o aggiungevano a seconda delle dimensioni della pentola.

Ora la casa ha subìto dei restauri. Quella stanza è rimasta, con il suo focolare e il suo lavabo, ma non è più la cucina.

La casa è a due piani, e per raggiungere le stanze di sopra c’è una scala, un tempo esterna, poi verandata negli anni ’70 dalla mia nonna.

nonna e bisnonni

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Mia  nonna è la persona che ha mantenuto viva quella casa per parecchi anni. Da Torino, con la sua 127  bianca raggiungeva Graglia e preparava la casa per accogliere figli e nipoti. I natali più belli sono quelli vissuti là, perchè Lei riusciva a creare un’atmosfera speciale. E nonostante i battibecchi e i piccoli litigi che  non mancavano per il fatto di convivere così tante persone tutte insieme, sono sempre momenti da ricordare con nostalgia.

Attigua alla casa una costruzione altrettanto vetusta, un tempo usata come fienile e  stalla, in origine usata come ricovero per il cavallo da calesse.

Ora la “stalla” è un luogo magico: tutte le cose che nel tempo sono state accantonate per lasciare spazio al nuovo, non sono andate perse. Quel locale dal soffitto a  volta, dove un tempo si stipavano le mele per farle durare tutto l’inverno, è diventato il loro ricovero. vecchi ferri da stiro, utensili per il giardinaggio, qualche mobile malandato o libri mai letti e con le pagine ancora da tagliare (un tempo erano così…) hanno trovato riparo tra quelle mura.

vecchio portachiavi "recuperato"

vecchio portachiavi "recuperato"

Quando vado su non manco mai di fare una visita alla stalla: riesco a sentire l’anima di tutte quelle cose,  mi sembra che tutto quello che c’è lì dentro abbia avuto senso di esistere anche perchè è ancora  lì ed  è stato rispettato. Mia nonna mi ha insegnato ad affezionarmi alle cose…lei non buttava via niente, nemmeno le lampadine fulminate: le teneva in una scatola, sostenendo che se fossero venuti i ladri, li avrebbe spaventati gettandole a terra e facendole esplodere…non sono state mai usate. Non so se mia mamma o mia zia le abbiano buttate via dopo la morte di mia nonna, può darsi, ‘ tutto non si può tenere’, ma nel mio cuore sono rimaste un  insegnamento…un oggetto non smette di esistere solo perchè la sua principale funzione è venuta a mancare. Con un po’ di fantasia un altro utilizzo glielo si trova.

Così, quando recupero dal ‘luogo magico’  vecchie caffettiere napoletane e le decoupo per farne dono alle mie amiche più care, sento che qualcosa continua, non si interrompe, e la mia nonna approva…imgp1435

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Chi mi conosce lo sa: amo utilizzare le cose da buttare per trasformarle o comunque portarle a nuova vita, dando loro “un’altra possibilità”.

In quest’ ottica di “recupero” una volta ho riempito ogni angolo dell’asilo di bottiglie vuote, in attesa di trasformazione, per la gioia delle mie colleghe: era mia intenzione farne una zattera per far giocare i bambini.

Ma ho fallito quel tentativo: la struttura non reggeva (e mica sono ingegnere!) e allora ho riciclato il riciclabile facendolo diventare un’avveniristica pompa di benzina. Sul terrazzo per un certo periodo è diventata il pezzo forte: non c’era bambino che passando col suo triciclo non volesse fare il pieno al mio distributore…

Quell’esperienza  mi ha insegnato a volare bassi: ho imparato che da una bottiglia pronta per essere buttata si possono ricavare cose più semplici ma decorative, come i fiori che vi mostro nella galleria qui sotto

Rendono bene come mobiles perchè sono leggeri e si possono aggiungere sfumature con i colori per vetro.

Il risultato finale è più o meno questo

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Materiale di recupero e di scarto (stoffa, spugna, sughero, plexiglass, carta da parati, ecc.), pannelli di legno, colla, forbici, un po’ di fantasia…






E la sabbia diventa strada di campagna, di semi le bordure; le aiuole e i campi sono pezzi di moquette, i grattacieli ritagli di tappezzeria, l’asfalto carta vetrata.

Il risultato è un pannello tattile: fissato alla parete del corridoio dell’asilo diventa un centro didattico ‘fai da te’ molto apprezzato…

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