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Posts Tagged ‘trekking liguria’

Prima gita (o escursione o trekking, ma noi dei mitici anni ’60 le abbiamo sempre chiamate gite… 😉 ) del 2014.

panorama nel primo tratto
panorama nel primo tratto

Punta Mesco: da Levanto a Monterosso.

Attacco in fondo al lungo mare di Levanto lato levante: subito dopo un porticato, si prende una scala sulla sinistra con l’indicazione Monterosso e il segnavia bianco e rosso.

la chiesetta diroccata di Punta Mesco
la chiesetta diroccata di Punta Mesco

Vale la pena raggiungere Punta Mesco con una deviazione di pochi minuti: scendendo da una scaletta alla sinistra della cosrtuzone più a mare si riescono a guadagnare alcune rocce a picco su un panorama mozzafiato: come arrivare in paradiso.

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a picco…

Noi abbiamo proseguiro fino a Monterosso per un gelato ed uno “stravacco” sulla spiaggia ed abbiamo poi preso il treno per tornare a Levanto.

Se non conoscete Monterosso il consglio è di non fermarvi nella prima parte del paese che incontrate arrivando: superate la stazione e passate il tunnel. A mio parere questa parte del borgo è più caratteristica e raccolta.

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da Punta Mesco verso Monterosso

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Nemmeno il tempo per andare via. La dolce metà non riesce a liberarsi per più di pochi giorni, e poi quanto costa stare fuori qualche notte!

Cerchiamo comunque una soluzione alternativa per staccare dall’anno di lavoro che inizia a pesarci sul groppone.

Ogni mattina allora ce ne partiamo zaino (e gambe!) in spalla per raggiungere i paesi della riviera dai quali poter iniziare qualche nuovo trekking.

Come sempre non abbiamo che l’imbarazzo della scelta.

Si parte un giorno da Moneglia per raggiungere prima Deiva Marina e successivamente Framura.

finestrella nella frazione di Lemeglio
Deiva dall’alto
fioritura di cisto

Un altro invece da Vernazza a Monterosso:

Nonostante la natura matrigna le abbia flagellate, le cinque terre rimangono luoghi d’incanto come sanno meglio di noi gli stranieri che abbiamo incontrato durante il percorso.

sguardo su Vernazza dall’inizio della salita

Un altro giorno ancora da Levanto raggiungiamo Monterosso.

scorcio d'azzurro dal sentiero

il profumo delle ginestre in fiore…

E dopo la camminata si scende in spiaggia  per godere del caldo sole e di una nuotata in un mare che così cristallino lo ritroveremo solo a fine stagione.

“…E’ la Liguria terra leggiadra…”

.

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Noi ci proviamo a essere “Amici di Monte Reale” ma iniziamo a chiederci quanto Monte Reale voglia essere amico nostro…

Dopo la prima esperienza del luglio di due anni fa, quando abbiamo affrontato la salita da Minceto nella giornata più calda degli ultimi vent’anni (vedi post...) pensavamo di esserci meritati una seconda chance e condizioni generali decisamente migliori.

Invece…

Già la classica polentata organizzata al rifugio la terza settimana di settembre è stata spostata di una domenica “causa nubifragio” !

Forse gli dèi volevano avvertirci: – Oh comuni mortali, Monte Reale non fa per voi!-

Ma noi niente! Sordi a qualsiasi nefasto preavviso abbiamo deciso comunque di intraprendere la gita.

Dovevamo decidere solo quale tragitto scegliere.

Nel sito dedicato sembra esserci un’ampia scelta di percorsi: ATTENZIONE! NON C’E’ DA FIDARSI!!

Beh, sì, noi l’abbiamo fatto e guardate cosa ci è successo!

Era indicato un percorso ad anello (qualcuno mi ha fatto notare che dopo i “cinquanta” gli unici anelli che dovrei considerare sono quelli di brillanti… 😉) che sembrava interessante: da località “Cascine” invece di tirare su per la strada diretta, si raggiungeva Curlo, aggirando il monte e poi si iniziava a salire. Cito testualmenteIl sentiero è poco curato – mal segnato ma ben visibile – mai pericoloso”  Si poteva provare…abbiamo scaricato la traccia GPS per maggior sicurezza e siamo partiti di buona lena.

Eravamo all’attacco della gita alle 10: – verso la mezza ci aspetta un bel piatto di polenta, ma arriveremo con un sacco di anticipo!- mai parole furono più avventate…

La partenza da Cascine era perfettamente segnalata…

finché siamo arrivati alla cappelletta.

Il Gps a questo punto ci ha fatto abbandonare il sentiero principale indirizzandoci nel folto del bosco…e lì il gioco ha iniziato a farsi duro!

Inizialmente il sentiero, come da descrizione era “poco curato – mal segnato ma ben visibile”, ma man mano che si avanzava perdeva anche quel poco di caratteristiche che lo rendevano praticabile.

Ma noi, Rambo post-moderni, ci potevamo arrendere? Non fia mai!

Forse un machete non sarebbe stato male, ma il kit del perfetto escursionista domenica non lo prevedeva…

qui il gioco era: trova il sentiero…!

Quindi impavidi abbiamo affrontato tratti dissestati, coltivazioni  di rovi e gimcane di rami abbattuti su quello che il gps diceva essere il sentiero.

qui invece era: salta il tronco!

Effettivamente lo era perchè alla prima tappa, la frazione di Curlo, ci siamo in qualche modo arrivati.

Rinfrancati da questa rivelazione abbiamo proseguito ostinatamente.

Beh, il sentiero in realtà sembrava migliorare…peccato che proprio in mezzo al bosco siamo incappati in una battuta di caccia al cinghiale!

Con cartelli che davano indicazioni diverse sul medesimo cammino: ma ‘sta caspita di caccia inizia a settembre o ad ottobre?

e qui il gioco più divertente: non farti impallinare!!

Ai cinghiali l’ardua sentenza….

Ci siamo comunque attrezzati: abbiamo avvolto gli zaini con le sgargianti magliette tecniche della Decathlon, confidando nel fatto che chi di dovere prima di sparare valutasse la scarsa possibilità che un cinghiale potesse adottare un simile travestimento…

Grazie all’ormai indispensabile Gps abbiamo “intuito” quando abbandonare il sentiero e tirare su per il bosco.

ancora un gioco:  non ti far scappare la polenta !

la pendenza era davvero notevole, il fondo franoso e sconnesso: la fame iniziava ad aggiungersi alla stanchezza. Benchè sapessimo che la meta era vicina abbiamo fatto una telefonata (il cellulare prendeva!!!) al rifugio per assicurarci che la polenta prenotata non fosse assegnata a qualcun’altro causa  “assenza ingiustificata” da parte nostra: ci mancava rimanere a bocca asciutta!!

Finalmente dopo tre-dico-tre ore dalla partenza abbiamo guadagnato la cima: manco fosse stato l’Everest!

Arrivati in vetta e cambiate le proverbiali “sette camicie” che ci eravamo sudati abbiamo finalmente trovato una tavola, tanta polenta e buona compagnia.

prima della pioggia...

Il cibo era eccelso ed abbondante, complimenti ai nostri amici cuochi!

Tempo di mangiare e manco l’avessimo chiamata è arrivata un po’ di pioggia che ci ha fatto anticipare leggermente il momento della discesa. Così, come ciliegina sulla torta, uno scivolone sulle rocce rese sdrucciolevoli dal poco d’acqua che era venuta mi ha procurato una ferita “quasi” insanabile!!!

l’ultimo gioco l’ho perso. Era: tornate a casa incolumi!!!

Ranghesando ranghesando abbiamo riguadagnato la civiltà e raggiunto la prima farmacia di turno per disinfettanti e medicazioni.

Noi saremo strani ma alla fine ci siamo divertiti: di sicuro è stato un trekking che ricorderemo, ma insomma, è lecito o no chiederci se Monte  Reale vuole essere nostro amico?

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Volete un’escursione che sia breve, con poco dislivello e discretamente accessibile, e che possa, come “optional”, trasformarsi in un’avventura stile Indiana Jones?

Eccovi accontentati!

Partiamo a metà mattinata, accompagnati da amici che conoscono già la strada. Il percorso è discretamente breve quindi non è necessaria una levataccia.

Da Masone seguiamo la strada per la frazione San Pietro.

Lasciamo le auto nell’ultimo posteggio prima del divieto di accesso, che però sconsiglio: ci sono altri parcheggi prima e il guadagnare poche centinaia di metri di asfalto non compensa il rischio di farsi saltare il serbatoio della macchina nella discesa verso il piazzale sterrato…

Comunque senza troppi danni parcheggiamo e si parte.

Si tiene inizialmente il torrente sulla sinistra fino ad un punto (fate attenzione alle frecce sulle rocce) dove si guada e si prosegue dall’altro lato del fiume.

indicazione per il guado

un’altra freccia sulla roccia

segnale giallo dell'attacco del sentiero subito dopo il guado

Qui ci sono le uniche segnalazioni del sentiero: poi non ho visto che una segnavia (se era un segnavia:  improbabile grigio sul tronco di un albero…).

sentiero oltre il guado

L’erba è spesso alta  ma non essendoci strade alternative non ci si dovrebbe perdere: speremmu!

tratto di sentiero tra l'erba alta

Dopo una quarantina di minuti quasi sempre con il torrente a vista, ora come detto alla propria destra, si inizia una decisa discesa che porta direttamente al lago del Pignattin, così chiamato per le due particolari “pignatte”: due profondi fori di origine misteriosa incisi in una roccia.

arrivo al lago...

le "pignatte"

Spettacolare!

panoramica del Pignattin

verde brillante, fondo trasparente, proprio invitante: più a vedersi che a tuffarsi, perché l’acqua è gelida, ma qualche impavido (non mi annoverate tra quelli) si cimenta in una nuotata a sicuro effetto “linfodrenante”!!

Si pranza, si chiacchiera, si prende il sole.

Poi la sciagurata proposta: proviamo a raggiungere il laghetto ancora sopra?

L’unico inquietante particolare è che non esiste sentiero e bisogna seguire il greto del fiume. Gli amici che ci sono già stati favoleggiano di uno specchio d’acqua con annessa cascatella tipo “Laguna Blu”.

Vogliamo rinunciare???

Sia mai!!

E così ci inerpichiamo con tanto di intermezzo per diatriba sull’orientamento (ricordate: tra moglie e marito…ha ragione la moglie! Sempre!!!)

alla ricerca del passaggio migliore...

tra i due laghi

Dopo un certo numero di passaggi alla Rambo, scivolamenti, scavalcamento tronchi ed arbusti, imprecazioni e tentativi di ammutinamento si arriva finalmente al lago “sutta u Manzù”.

Cosa dire?

il lago "sutta u Manzù"

Valeva sicuramente la pena!!

Qui non resisto nemmeno io e faccio una breve nuotata. Inspiegabilmente l’acqua è meno fredda.

"bellezze" al gelo...

Ci attardiamo ancora un po’, rapiti dal luogo e da uno strano senso di beato isolamento.

Purtroppo è arrivata l’ora di incamminarsi per il rientro, che come spesso accade dà l’impressione di essere più veloce ed agevole.

Con le ossa un po’ affaticate dai “balzi rupestri” della giornata ci salutiamo, paghi di aver sperimentato un percorso un po’ inusuale e poco frequentato.

Ho letto sul Forum Natura Mediterraneo che i più ardimentosi possono proseguire  (dalle immagini della mappa sembra anche per un bel pezzo…) e raggiungere Il lago Manzù: se tanto mi da tanto consiglierei come attrezzatura base il machete!

…Sarà per la prossima volta. O per la prossima vita!!!

Descrizione fino al lago “Pignattin”rubata pari pari al forum di QuotaZero che ringrazio:

Accesso stradale:
Si esce al casello di Masone e si raggiunge il centro del paese. Poco dopo si prende a sn. seguendo le indicazioni S. Pietro di Masone. Si supera l’antica cascina Bottazzi, affiancata purtroppo dai piloni dell’autostrada e si arriva alla piazza della Chiesa. Si continua per altri tre km circa sino ad arrivare dove il transito è vietato alle auto.

Parcheggio:
C’è posto per venti macchine nel parcheggio sottostante la strada (indicazioni), inoltre si trovano anche i contenitori della spazzatura.

accesso pedonale:
si continua lungo la strada asfaltata superando numerose cascine sino ad arrivare dove questa si interrompe nei pressi di una cascina caratteristica. La oltrepassiamo passando sotto la scala che conduce al fienile imboccando poi una strada sterrata che seguiamo, trascurando una prima deviazione a sn. lungo il torrente. In prossimità di un cartello troviamo un sentiero evidente e pianeggiante che stando sul lato dx. ci porta alla cascina Cà Stura, l’ultima abitata della valle e raggiungibile solo a piedi. Si contorna la cascina sul versante del fiume (tracce evidenti) e si continua nel bosco seguendo una traccia parallela al corso d’acqua per un centinaio di metri sino a quando questa si porta al fiume. Si guada e si continua lungo la mulattiera che taglia tutta un’ansa del fiume. Proseguiamo ora in salita sul lato sn. in un tratto aperto, per ritornare poi in orizzontale nel bosco dove la mulattiera è sempre abbastanza evidente anche se talvolta presenta qualche pezzo franato. Si riparte in salita sintantoché la traccia abbandona la mulattiera e piega a dx. in lieve salita con qualche punto che richiede attenzione, sino a portarsi grossomodo alla sommità del crinale erboso al cui inizio si intravvede il lago. Si supera, procedendo in lieve discesa, il crinale di una ventina di metri e si arriva ad un piccolissimo ripianetto dove la traccia si affievolisce. Si lascia quella dritta e si individua a dx. una traccia ripida che porta sul bordo del lago.
45 min circa.

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Domenica 11 luglio 2010: allerta 3 per l’afa. Genova è risultata la città più calda d’EUROPA!

Potevamo decidere di passare la giornata a mollo nelle acque del golfo del Tigullio come trichechi boccheggianti? Noooooooo!

Potevamo rimanere barricati in casa, abbracciati all’inadeguato ma pur benedetto “pinguino” per avere un minimo di sollievo? Noooooo!

Oggi si va a in gita!!

L’abbiamo deciso già in settimana: si fa una camminata fino al Monte Reale. Abbiamo degli amici che fanno parte del gruppo che si prende cura del rifugio in vetta.

C’è una festa campestre. Dopo la camminata, per chi vuole messa e poi una mangiata organizzata dal gruppo di volontari.

Non partiamo presto: ieri sera abbiamo cenato in spiaggia e fatto il bagno fino a tardi, quindi dobbiamo riposare un po’.

Abbiamo deciso di prendere la via più leggera che parte da Minceto ed in un’oretta porta in cima al monte. Incontriamo Paolo, un amico che conosce il sentiero e ci fa da guida anche se il percorso è perfettamente segnalato da cartelli e  da segnavia. Il cammino è breve: principalmente nel bosco, al riparo dalla calura quasi insopportabile.

Una cinquantina di minuti per coprire i 250 m. circa di dislivello: dobbiamo fare due soste per reintegrare con un po’ d’acqua tutto il ” liquido” che stiamo grondando!

Persino io che sono famosa per essere “a sangue freddo” perchè sudo pochissimo, ho la maglietta fradicia a causa di un’umidità amazzonica!

Una volta conquistata la vetta ci prepariamo a pranzare. Nell’attesa potremmo godere della vista che spazia a 360° ma sfortunatamente la foschia ce lo impedisce.

Chi vuole segue la messa, mentre i volontari approntano gazebi e tavoli per far mangiare chi si è prenotato il pasto.

Un “banchetto” decisamente sostanzioso. Io preferisco tenermi leggera con un panino e frutta, ma chi si è segnato per il pranzo non si è fatto molti scrupoli per il caldo e fa anche il bis, perchè è tutto davvero buono: complimenti ai cuochi!

Poi caffè e persino limoncello. Quindi tutti dietro la chiesa dove l’ombra e la brezza riescono a dare un po’ di sollievo.

Ancora due chiacchiere, poi salutiamo gli amici che stasera si fermeranno a dormire nella bella foresteria: si sono attrezzati con un piccolo televisore a batteria per non perdersi la finale del campionato del mondo!

Bene, forse come primo approccio a questo nuovo trekking poteva andare un po’ meglio. Il caldo e la foschia hanno fatto di tutto per attenuare il piacere della giornata di festa. Ma la buona compagnia e l’impegno di queste persone ci ha fatto venire la voglia di tornare: appuntamento a settembre con la polentata, simpatici amici di Monte Reale!

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Ma non qui in Liguria!

Ieri piacevole gita sul monte di Portofino.

tempo di percorrenza (escluso sosta per bagno tonificante e pranzo ricostituente…)

h. 4/4,30 per l’intero percorso.

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